lunedì 14 dicembre 2015

Il Community Manager.. ovvero come perdere anni di vita per un commento in Facebook!

Le ultime settimane sono state ricche di epic fail che mi hanno fatto ringraziare Dio di non essere il community manager responsabile di quelle aziende! È stato un anno ricco di Case History per tutta la community dei Social Media Manager.. Melagatti e Lindt sono solo le ultime di una lunga lista di "figuracce social" da parte di aziende che, spesso ingenuamente, si lanciano in campagne creative pensate (male) o improvvisate (peggio) per cavalcare l'onda degli eventi (lasciate fare a Ceres questa cosa, sono gli unici che ci riescono davvero bene!). Sarà che quando succedono queste cose io mi ci metto nei panni di questo povero community manager.. ma sono davvero tutti epic fail o ormai creiamo case history di "cosa non fare" ogni volta che qualcosa non ci piace, è strano o inizia a generare interesse? 

Mi spiego: Melegatti con la pubblicità "Ama il tuo prossimo come te stesso.... basta che sia figo e dell'altro sesso!" ha rasentato l'omofobia ma l'ha davvero fatto volontariamente? No, non credo proprio.. Probabilmente al copy piaceva un claim simpatico e che facesse rima, tutto qui. Nessuno ci aveva letto la nota omofoba fino al primo commento su Facebook.. Poi il resto (e il delirio) è ormai storia. Ed è questo che a me ha creato più fastidio: la rettifica del claim in versione politically correct, la dichiarazione di estraneità dell'azienda che ha scaricato tutto sull'agenzia che gestisce i Social e, non per ultimo, il direttore marketing di Melegatti che commenta "fingendosi" un qualsiasi utente lodando l'azienda per aver ammesso lo sbaglio. Ecco, è più questo l'epic fail per me rispetto all'immagine iniziale! Che poi, diciamocelo fuori dai denti: un'azienda omofoba non fa il panettone con il bel faccione di Scanu sulla scatola.. Quindi io ci credo all'ingenuità del copy originale, alla frase da "diario ai tempi delle scuole medie" (ne hanno comunque fatte altre, simili, in questi mesi) e, sarà pure il mio carattere, ma non mi sarei mai sognata di ATTACCARE senza se e senza ma l'azienda con alcune frasi che ho letto tra i commenti. 


Perchè secondo me qui ormai non dovrebbero più essere gli epic fail il problema, ma la gente che lancia minacce di morte, parolacce senza fine e si professa paladina del buon gusto in modo pubblico su Facebook. La stessa gente che poi se va al supermercato e trova il Melegatti in offerta, lo compra e lo porta alla nonna come buone feste! La gente che deve farsi vedere "bella e brava", che segue la massa senza pensare con la propria testa ma solo per cavalcare l'onda. Ecco, a me questa cosa fa paura. Facebook nelle mani di questa gente è uno strumento di distruzione di massa. Io ne sono sicura, arriverà un giorno in cui Mark (Zuckerberg) si accorgerà delle cazzate che succedono sul suo Social Network, degli attacchi mirati alle aziende, della gente che si scambia minacce e denunce in pubblico e dirà: "Maria, chiudi tutto!".


La conferma di questo mio pensiero ce l'ho avuta i giorni scorsi con il caso "Calendario dell'Avvento" di Lindt dal tema "Mille e una notte": attacco puro e senza freni per alcune immagini di edifici che per struttura architettonica richiamano le moschee islamiche. È stato il festival del: "avete islamizzato il Natale", "non condivido il vostro ciocco-islam", "con tutti i morti di Parigi fate queste cose", "non mangerò più Lindt". A parte che questa gente è sempre quella che poi trova i Lindor all'Esselunga scontati e li regala al collega in ufficio come buone feste, ma ragazzi: #StiamoScherzando? 

Sarà che io c'ho visto un castello alla Aladdin e non una moschea (chiedo ufficialmente alla Rai di passarlo durante le feste di Natale, grazie), che la copertina a me richiama davvero "Le mille e una notte" e non segni dell'Islam come minaretti e mezzelune ma sapete cosa mi è piaciuto di più di questa storia? Le risposte di quel povero community manager che non dormirà da giorni (e mai più lo farà in modo tranquillo) che con SANTA pazienza ha risposto a tutti, in modo gentile e pacato. È vero che è il nostro lavoro ma lasciatevelo dire da una che s'è trovata con attacchi ben minori: a volte un :"non hai niente di meglio da fare che commentare il mio post" c'hai proprio voglia di scriverlo! 


Qui la gestione della crisi è stata eccellente, da manuale.. Tant'è che anche i commenti sono cambiati con il passare dei giorni: dall'odio e la minaccia di diventare tutti magri per l'auto-privazione da cioccolato siamo passati alla solidarietà per l'azienda, per chi la gestisce e agli attacchi contro i bigotti che hanno voluto creare la polemica in modo stitico, giusto perché ne parlavano tutti. Ecco, adesso faccio la complottista: chi c'era davvero dietro questo attacco? Secondo me stati i Maîtres Chocolatiers Lindt per le pubblicità che li costringono a fare! Ma non lo sapremo mai..


Complimenti comunque a Lindt, Buona fortuna a Melegatti (perché imparino qualcosa da questa storia) e Auguri a tutti voi che mi leggete. Vi auguro (se già non lo siete) di diventare persone più consapevoli dell'uso dei Social e di non entrare nel gruppo dei "commentatori compulsivi di Facebook". Fatelo per il bene dell'umanità.. E per la mia sanità mentale. 
E sappiate che se vi becco vi cancello dalle amicizie! ;-)


(UpDate) Non fai in tempo a scrivere un articolo (sabato) che arriva l'ennesimo Case History da analizzare: Eni vs Report ovvero l'uso di Twitter e della diretta per rispondere ad una trasmissione Tv che ti sta attaccando in diretta nazionale. E così c'è un altro Community Manager/Responsabile dell'Ufficio Stampa che ha perso il sonno, almeno 100 anni di vita e non vede l'ora di andare in vacanza. Chapeau ad Eni comunque, è riuscito dove Moncler lo scorso anno non ce l'ha fatta.. ve lo ricordate vero? ;-)


venerdì 16 ottobre 2015

Devo, Devo, Devo... No! VOGLIO! Sono padrona del mio tempo!

Martedi ho partecipato alla presentazione del corso "Sono padrone del mio tempo" della mia amica Lucilla Rizzini. Ecco, se hai appena pensato "ma io il tempo non ce l'ho, il mio problema non é gestirlo ma averlo!" continua a leggere.. questa frase l'abbiamo detta o pensata tutti!


In quest'epoca di connessione 24/24, 7/7, di smartphone sempre in mano e di pc sempre accesso il tempo è un problema che abbiamo in tanti. Quanti di voi fanno to do list che poi non completano, hanno agende settimanali impossibili e arrivano a fine giornata con un senso d'impotenza dovuto al non essere riusciti a fare tutto? Ok, giù le mani, siamo in tanti!
Il mio personale problema non è tanto l'organizzazione del lavoro nell'arco della giornata/settimana/mese perché il mio lavoro è fatto di scadenze mensili che si ripetono, ma il continuo senso di ansia provocato dalle urgenze, dal voler far tutto e subito, dallo stare dietro a tutto (da sola) e dal dedicarmi completamente al lavoro lasciando indietro tutto (e tutti) il resto. In pratica il mio problema è che non ho più una vita! Lavoro e basta! ;-)


La prima cosa che ho imparato dal corso di Lucilla è che bisogna capire la differenza tra IMPORTANTE e URGENTE nonché il concetto di PRIORITÀ! Eh si, il gioco sta proprio qui: importante e urgente, importante ma non urgente, urgente ma non importante, non urgente ne importante.. Tutto ha una priorità, basta sapergliela dare! Si, non è facile.. Non ho detto che lo sarebbe stato! Per noi è tutto urgente e importante. Riceviamo una mail e molliamo tutto per leggerla, suona una notifica e ci fiondiamo a visualizzarla.. Ma è davvero necessario? La nostra risposta é SI! Quella di Lucilla è "Ma se non la leggo subito, cosa può mai succedere di cosi brutto?".

Ok, riflettiamo. Se non rispondo subito ad una email di un cliente posso perderlo perché pensa che lo ignoro.. Ma quante volte un cliente impiega 2 giorni a rispondere ad una nostra di email, urgente e importante? Ecco, facciamo che noi magari finiamo il lavoro che stiamo facendo e poi gli rispondiamo ok? Tanto quanto può passare al massimo, un paio di ore? Idem per le notifiche.. Diciamo che le controlliamo ogni ora e sia finita lì? È accettabile? Ecco, su questo ci devo lavorare io per prima.. Sarà difficile lo so, ma l'impegno ce lo VOGLIO mettere.

La differenza tra DEVO e VOGLIO è un'altra cosa che Lucilla ci ha spiegato e che mi ha fatto molto riflettere! Passiamo la giornata a dire "devo, devo, devo"... ma cosa VOGLIAMO davvero? La differenza sta qui! Non devo andare in palestra perché mi fa bene.. Ma VOGLIO andare in palestra perché mi piace sudare, staccare il cervello e non avere in mano il telefono per un'ora e mezza! Quindi cosa voglio? Lo so: VOGLIO AVERE TEMPO! :-) Tempo per me, tempo per le mie amiche, per il mio compagno.. Tempo tra un lavoro e l'altro, tempo durante la giornata, nella settimana, in un mese! 


Quindi che si fa? Io, piena di buoni propositi, mi seguo il modulo "Organizza il tuo tempo" che si terrà il 27 e il 30 Ottobre alla Fabbrica dei Mestieri a Brescia! Perché ho visto che confrontarmi con chi è, più o meno, è nelle mie condizioni fa bene allo spirito, perché Lucilla è una coach bravissima che saprà sicuramente aiutarmi e perché alla fine mica posso impazzire per il lavoro! 

Adesso devo solo trovare come ritagliarmi quelle 3 ore nella mia agenda.. ;-)

giovedì 17 settembre 2015

2015: il Customer Care è ormai SOCIAL!

"Buongiorno sono Federica, come posso aiutarla?"
Ecco, a volte le dico davvero queste parole.. Sola, davanti al pc.. :-)
Se fossero gli anni 90 la mia giornata la passerei proprio così, a rispondere ad un telefono.. ma siamo nel 2015 e quindi queste parole non le dico, ma le scrivo.. Su Facebook!
Eh si, gestire una fanpage è anche, e in certi casi soprattutto, questo: il Customer Care
Che ovviamente è oggigiorno "social" perché i clienti, o potenziali tali, è lì che ormai si aspettando una risposta alle loro domande o necessità. 

Il Social Customer Care è fondamentale per un'azienda oggi, ed è quello che spesso fa la differenza nella scelta con un concorrente! Rispondere in modo tempestivo, cordiale ed esaustivo è l'unica cosa che si può fare. Anche quando le domande sono al limite dell'assurdo e devi contare fino a 1000 prima di premere il tasto "rispondi" sai che la tua risposta è importante, che chi ti ha scritto si aspetta che tu gli risolva il problema o il dubbio che gli è venuto in merito al tuo prodotto o servizio. Soprattutto quando il cliente scrive perché non riesce a capire il funzionamento di un prodotto o pensa che sia rotto o, purtroppo succede, si trova tra le mani un prodotto davvero difettoso: lui si aspetta una risposta "confortante e risolutiva" che deve arrivare il prima possibile e noi dobbiamo intervenire per rassicurarlo che "andrà tutto bene, risolveremo tutto!". 

Un esempio di questo fenomeno "social" ormai in ascesa sono le compagnie telefoniche che usano i Social Media, e in particolare Twitter, per rispondere a tutte le domande dei loro clienti e risolvere i problemi che vengono segnalati. Provate voi a chiamare il 119 di Tim, il 190 di Vodafone o il 133 di TRE e vedete se riuscite a parlare con un operatore prima di aver schiacciato tutti i numeri della tastiera mentre maledite il Sig. Tim, il Sig. Vodafone e il Sig. Tre in Wind. Questo perché oggi i grandi centralini di un tempo sono stati sostituiti da distese di pc con persone preparate e formate per rispondere in modo semplice e veloce, ma sul web! Oggi le App dei vari operatori ti mettono in chat con l'assistenza oppure t'invitano a "tweetargli" il problema.. e sono io la prima ad aver provato e visto sul web gente che ha risolto prima con un tweet che con una telefonata. 


"Come funziona? Quanto costa? Dove lo posso comprare? Il mio non funziona! È rotto! Ma c'è solo in quel colore? Ma è sicuro al 100%? Quale prodotto è meglio per me?" 

Queste sono solo alcune delle domande a cui giornalmente mi trovo a dover rispondere. La rapidità di risposta è tutto, capire se veramente il problema esiste o meno viene subito dopo; risolverlo è d'obbligo. E se nell'95% dei casi si tratta di "problemi" che in realtà non sono tali (IO: Signora ha seguito le istruzioni per riattivare la ricarica? LA SIGNORA: "Ah perché non si rigenera da sola?" IO "No, le basta metterla in acqua bollente per 20 minuti e torna pronta per funzionare altre 999 volte!) quando t'imbatti nel 5% che il problema lo ha davvero si attiva tutto un processo per far si che la cosa sia il meno "pesante" possibile per il cliente: succede che qualcosa non funzioni purtroppo, ma "non si preoccupi che pensiamo a tutto noi" é la frase che tutti noi vorremmo sentire in questa situazione quindi perché non metterla davvero in atto? È da questo punto di vista (da consumatrice io per prima) che inizio le mie giornate e faccio il mio lavoro ogni giorno.

E sono sincera, a volte più che Social Customer Care sembro il Servizio Informazioni: ci manca solo che mi chiedano il tempo nella loro città che poi ho fatto tutto. Perché ci troviamo di fronte ad un utente che sui social vuole tutto e subito, e quindi non ha tempo per aprire il link e vedere quanto costa il prodotto: ti scrive un commento. Non va a vedere i punti vendita al link "punti vendita": ti chiede il negozio più vicino a casa sua, possibilmente servito dai mezzi pubblici, o con ampio parcheggio. E all'ennesimo "quanto costa" del giorno sotto una foto (con tanto di link al prodotto sul sito, tempo di apertura netto 3 secondi) un po' di orticaria, lo ammetto, mi viene visto che la risposta c'è già nei due commenti sopra; ma ricevere una domanda è sempre una soddisfazione perché vuol dire aver coinvolto il nostro target al punto da spingerlo a fare un'azione che va oltre il Like. Sono contentissima anche quando arrivano "semplici" complimenti o apprezzamenti verso i prodotti ma una domanda vale "doppio", è Engagement! Vuol dire essere arrivati molto vicini al Punto di Conversione tanto cercato, ovvero l'acquisto! Cosa chiedere di più?

Quindi avanti un altro giorno: "Buongiorno sono Federica dello Staff, come posso aiutarla?"





mercoledì 12 agosto 2015

ExpoMilano2015: io ci sono stata e vi racconto la mia esperienza..


L'esposizione universale a Milano è, sicuramente, uno di quegli eventi da non perdere: fosse solo perchè capita (spesso) una sola volta nella vita di riuscire a vederla! Per chi si interessa di comunicazione, poi, Expo è un grande "Spot" per tutti i paesi partecipanti e una vetrina di tutto ciò che possono offrire: proprio io, non potevo non andarci. ;-) 

E ci sono andata in ottima compagnia: la mia best friend Laura (che ha contribuito alla redazione di questo post), mia mamma e mia zia!  A parte l'auto-convinzione, i vari pareri di parenti e amici che già ci erano stati dato ci avevano un po' raffreddate (”è solo pubblicità”; “lunghe code”; “prezzi folli”; “non ho ancora capito cosa sia”) eppure spinte  dalla curiosità siamo partite convinte a non tornare finché non fossimo state soddisfatte (o morte!)Ecco le nostre impressioni...  
Innanzitutto ci siamo “informate”, o meglio, bevute tutto ciò che si diceva in rete su Expo Milano 2015 e soprattutto il sito istituzionale,  ahimè, non è, a mio parere, cosi utile se non per le info di base su biglietti ecc. Facebook ,invece, è stato di grande aiuto, ed in particolare il gruppo "Expo2015 - consigli per gli utenti", dove grazie all'incessante opera degli utenti ci sono segnalazioni quotidiane di eventi e opportunità, ma anche la descrizione di quelle piccole stranezze o curiosità legate a Expo a 360°. Leggendo un po' di cose qua e là, io e la mia fidata compagna di avventura Laura siamo partite con una lista di padiglioni da vedere (ed Expo Advisor sempre aperto  in consultazione). 

L'arrivo a Expo è stato meglio per previsto, alle 10.30 parcheggiavamo a Fiera, alle 11 entravamo in Expo. Primo padiglione fatto, lo Zero.. Ovviamente! Molto bello, molto scenico, sicuramente da vedere per capire quale dovrebbe essere il tema ed entrare nel mood dell'esposizione. Da qui abbiamo iniziato il nostro tour de force: 24 padiglioni in 11 ore, il tutto documentato passo passo dai timbrini... altrimenti chi ci credeva nessuno! Partenza dal Belgio: bella la parte dedicata ai gioielli, davvero spettacolari, oltre al cioccolato con i maestri chocolatier che offrivano anche assaggino. Interessante il loro sistema di "irrigazione" preso dell'acqua degli acquari posti sotto le piante. Per il resto.. Un po' deludente! Poi, è stata la volta del padiglione Vietnam che non è altro che uno spot pubblicitario della zona con tanto di Bazar, come pure il Padiglione Basmati, di fianco, in cui siamo entrate quasi per caso per uscirne subito dato che era solo un mercatino. Dopotutto eravamo all'inizio e ci aggiravamo un po' spaesate, con il passare delle ore è cambiato l'approccio! 

La prima visita degna di nota è stato il padiglione della Corea del Sud: spettacolare! Scenico e ben spiegato con tanto di personale pronto a rispondere alle domande e ad illustrare il processo di fermentazione. Sicuramente uno dei migliori. Simpatica anche l'idea di lasciare il proprio piatto preferito scritto sulla parete dell'ingresso, non proprio 2.0, ma molto efficace! 














Vista la poca coda, ci siamo poi buttate (letteralmente) nel padiglione Brasile con il suo ponte sospeso. Bello il ponte, divertentissimo (e faticoso) camminare sulle reti ma poi? Padiglione deludente, non l'abbiamo capito proprio. Piatto e poco interattivo! Una bella sorpresa, invece, il padiglione dell'Angola: interattivo, grandioso e ben spiegato, ma soprattutto centrato sul tema food.. 3 piani davvero interessanti! Un plauso anche al grande totem nel mezzo che mostra diverse generazioni di donne angolane e delle loro storie. 
Al padiglione del Nepal poi non si può dare un commento negativo: il padiglione altro non è che un grande tempio tipico nepalese; l'unica cosa che mostra il collegamento con il cibo è il piccolo ristorante all'uscita. Dopo il terremoto di aprile, però a questo popolo si perdona tutto. Il padiglione Irlanda,invece, lo ricorderemo per quelle grandi fotografie dove avrei voluto perdermi in quei prati immersi e coccolarmi con la loro grande mucca di peluche! Da dedicarci 1 minuto tra entrare e uscire, ma solo se non trovate coda! Più impegnativo è stato il padiglione Thailand: un percorso guidato in 3 sale con proiezione di immagini (paesaggi e cibo) e il finale spot propagandistico (dittatura style) del re "contadino" e del suo impegno (anche fisico!) per la crescita del paese e delle terre coltivate. Io e Laura abbiamo riso un sacco! :)  
 


Date le numerose lamentele delle nostre compagne, ci siamo arrese e abbiamo provveduto al pranzo, una buonissima empanadas al padiglione Colombia, dove non siamo per entrate (e per fortuna mi hanno detto poi!) anche se io mi sono concessa 5 minuti di riposo sull'amaca mentre il resto della ciurma andava in bagno!. È stato, quindi, il turno della Cina: bellissima la struttura esterna, un po' povero l'interno: carino il gioco della bilancia che ti dice in che "stato fisico" sei (normale, sovrappeso,ecc), per il resto troppo descrittivo e quindi un po' noioso. Il padiglione dell'Azerbaijan lo ricordo solo per i fiori colorati che si illuminavano con lo spostamento d'aria.. Bellissimi da vedere e "da giocarci" a per fare foto ricordo! Da segnalare il concorso per vincere un soggiorno nella capitale con tanto di tour virtuale che te la mostra. Ovviamente abbiamo partecipato, poi se vinciamo andiamo a vedere bene dov'è questo bel paese sul mappamondo! ;-) 


Vista la troppa coda, più di un'ora, abbiamo rinunciato ai padiglioni di Emirati arabi e Kazakistan sebbene il loro punteggio fosse molto alto. Abbiamo proseguito con i padiglioni "europei" e ci siamo viste Spagna, UK e Francia. Per la Spagna lascio la parola a Laura, che se lo ricorda.. Io un po' meno! 
"Alla fine del corridoio, poco prima di entrare nel salone in semioscurità dove vengono proiettate persone/tavolata sulle 4 pareti, sul lato destro ci sono 2 o 3  fessure di forma rettangolare dove inserire la nostra faccia per farci fare una fotografia (si sente chiaramente il "click" quando viene scattata) - tempo una decina di minuti la nostra faccia prenderà il posto della faccia di uno dei commensali seduti alla tavolata proiettata sulle 4 pareti del salone (con tanto di chef con cappello bianco che gira fra i commensali) - penso lo sappiano in pochi in quanto non vedevo praticamente nessuno che infilava la sua faccia negli appositi buchi restando poi fermo in attesa della foto. Avendo io fatti i complimenti per quello che avevo già visto nel padiglione alla ragazza /hostess lì presente questa ci ha seguiti spiegandoci gentilmente questo "trucchetto/giochetto". 

Io, invece, ero curiosa del padiglione UK, quello delle api con la spettacolare struttura ad alveare in acciaio che pesa qualche tonnellata. Delusione! ok incentrare un padiglione sulle api, ok la webcam con la diretta da un alveare in uk e ok anche la piantana a cui appoggiarsi per sentire le vibrazioni.. Ma poi? Niente. Delusione! Eppure ci era stato “venduto” come uno dei padiglioni che meglio avevano incarnato  lo spirito del tema di Expo, e forse sarà anche vero, ma è un'idea complessa e credo poco comprensibile ai più. Carino l'orto all'aperto che porta all'ingresso della Francia, una passeggiata tra piante e fiori davvero interessante, soprattutto per la presenza delle targhette con il nome di ciò che stava crescendo rendendo il tutto accessibile anche ai profani. Si capisce poco poi della parte del padiglione in cui vi era una sorte di "evoluzione" della lingerie francese ma va beh, son francesi! Buonissima la baguette comprata prima di uscire e mangiata mentre ero in fila per il padiglione Israele,  questo alza decisamente il punteggio! Ecco, un altro padiglione che davvero ci ha stupito oltre a piazzarsi tra le prime posizioni nella nostra personale classifica: nella sua semplicità (solo videoproiezioni) ti raccontano la loro terra, oltre ad alcune delle loro tradizioni e innovazioni legate alla coltivazione che hanno esportato in tutto il mondo come l'irrigazione a goccia! Davvero interessante, andate a vederlo anche solo per la "scenetta" introduttiva con questo povero ragazzo che passa la giornata a ripetere la stessa cosa e a interagire (a volte goffamente) con la video proiezione e una bellissima Moran Atias


Abbiamo scordato quasi completamente il padiglione Ungheria, zero ricordi, cancellato. Del "padiglione" Olandese avevamo letto cose strane e, in effetti, definirlo padiglione è complicato: non è che una fiera di paese a cielo aperto oppure un luna park! Street Food style e basta, io non ricordo altro perché mi sono concessa una birra fresca per affrontare la giornata... Il resto della truppa ha comunque sbirciato la parte descrittiva: un percorso di specchi che illustrava ciò che il paese offriva in fatto di coltivazione, peccato fosse solo in inglese. Carina, comunque, la ricostruzione! Segnalazione per food addicted, qui fanno un panino vegan a base di alghe che avrei voluto tanto provare, ma non era l'ideale a merenda!  

Il padiglione del Messico lo sconsigliamo, 3 piani che ci siamo dovute fare nonostante volessimo uscire dopo pochi minuti, una volta entrati non ti mollano più, non cercano di coinvolgere il pubblico. Carino il gioco all'entrata dove tu scatti una foto e ti assegnano in fiore e negli schermi interattivi all'interno vedi le caratteristiche del fiore e i suoi usi, anche medici. Poi all'uscita puoi stamparti un piccolo note e portartelo a casa. Fatto! (anche se non ho capito come vengono assegnati i fiori, penso a caso).

Raccolti anche questi timbri, ci siamo messe in coda per il padiglione italiano e vorremmo tanto dilungarci in complimenti, dirvi dell'orgoglio che ci ha gonfiato il petto per il nostro bel paese e di come non sono ha "tirato " Expo ma di come è stato sviluppato il tema del cibo in questo bel Palazzo Italia (che se penso a quanto è costato mi viene il nervoso considerando quello di cui il paese ha bisogno). Per la cronaca chi scrive è una che vive di comunicazione e marketing e che sottolinea l'importanza di una manifestazione del genere...ma c'è un limite alla decenza. Torniamo alla cronaca della giornata, 40 minuti in coda guardando lo spettacolo dell'accensione dell'albero della vita per poi fare scale, scale e scale senza vedere niente di bello se non televisioni con le maggiori tragedie naturalistiche in Italia e il crollo della basilica di Assisi durante il terremoto di qualche anno fa.. Vai a capire te cosa centravano con il cibo queste cose. Nemmeno con tanta immaginazione si ritrova il tema di Expo. Capisco il percorso che doveva dimostrare oltre alle eccellenze italiane anche la capacità del nostro paese di rialzarsi e andare avanti.. Ma ragazzi, qui hanno buttato via miliardi per mettermi degli schermi! E anche il plastico dove ti fanno vedere come sarebbe l'Europa senza l'Italia non l'ho capito.. Sarà che ormai mi era "scesa la poesia" e volevo solo uscire. Salviamo solo l'idea di ricreare l'Italia attraverso un grande giardino dove ogni regione è rappresentata da una pianta o coltivazione tipica, almeno hanno inserito la biodiversità. Per il resto, un'ora e un quarto buttata.. Non ho nemmeno visto la famosa sala in cui potevi farti accompagnare al buio per provare le sensazioni da non vedente: ok, non l'avrei comunque fatta ma ce la siamo proprio persa.. Boh! La creatività italiana di cui tanto andiamo fieri e siamo famosi nel mondo si è veramente persa per strada...o in questo caso sulle scale, viene da dire! 
 
Uscite da li siamo corse al padiglione della Svizzera, uno dei più nominati all'inaugurazione per il suo sistema di distribuzione "gratis", basato sulla ridistribuzione delle risorse tra la popolazione. Il concetto è semplice: siamo in tanti sulla terra, ma le risorse sono limitate, quindi dobbiamo usare solo lo stretto necessario, dividere con gli altri e non sprecare. Ovviamente la loro bella idea si è scontrata con l'ingordigia dei turisti che in 15 giorni hanno svuotato la prima piattaforma che avrebbe dovuto durare più di 40 giorni.. La seconda, quella che abbiamo visto noi, era quasi completamente vuota: niente mele, né acqua, solo caffè e sale. Va beh, apprezzo l'idea e mi dispiace per chi non riuscirà a vedere questo padiglione che a questo ritmo sarà chiuso entro fine settembre! 

Poi è stato il turno della Germania, un altro tra i nostri preferiti. Ben organizzato (con tanto di tavoletta interattiva per leggere le spiegazioni delle varie postazioni) e sensato: si parlava di acqua, cibo, cooperazione e territorio! Carina anche l'idea di mettere dei piccoli memo da potersi portare a casa con i consigli per farsi l'orto in casa o su come riutilizzare alcuni contenitori come vasi per le piante del terrazzo, in questo modo incoraggiano l'idea di aiutare in prima persona al miglioramento della situazione mondiale.  Da ridere, invece, il piccolo show "canoro" con due simpatici ragazzi tedeschi che suonavano e cantavano coinvolgendo la sala.
Non c'è partita, Germania batte Italia 4 a 0!  

Purtroppo siamo uscite che già l'orologio segnava le 8.30 e (dopo aver fatto un paio di minuti di "balli di gruppo" fuori dal ristorante tedesco.. Dai ci stava!) ci siamo rese conto che era ormai tardi e che alcuni padiglioni stavano chiudendo. Chiuso infatti il Giappone, abbiamo fatto il Qatar, ma nulla di particolare da segnalare tranne il tavolo interattivo che illustrava le pietanze tipiche in apertura al padiglione. Stesso discorso per la Russia. Quindi è stata la volta del Marocco che ci ha lasciate piacevolmente sorprese per l'organizzazione: ti mostrano le varie zone climatiche che compongono il paese, molto ricco e rigoglioso da una parte, ma completamente desertico dall'altra. Interessante, semplice da capire e ben studiato, si passa da una bella sala climatizzata a quella desertica riscaldata... diciamo che rende proprio l'idea. In ultima, non contente di finire cosi la nostra esperienza Expo ci siamo fiondate nel padiglione dell'Austria molto nominato per essere un "polmone verde": infatti ti sembra di camminare in un bosco, molto suggestivo.. Ma tutto qui. Sarà che noi ci abitiamo in montagna e che quindi non lo apprezziamo cosi tanto come la gente di città, ma è un altro padiglione dove del tema del cibo è rimasto poco. 


Sulla via del ritorno il padiglione Olanda ha guadagnato qualche punto con i pancakes al cioccolato bianco, mangiato mentre tornavamo verso i cancelli. E direi che quello è valso la giornata, da provare per togliere la stanchezza. 

Un giudizio positivo invece va all'atmosfera generale. Molti i volontari in caso servisse assistenza, molti i punti acqua che distribuiscono gratuitamente acqua fresca naturale e frizzante, moooolto puliti i servizi igienici e la struttura  in generale, piccoli dettagli che possono aiutare la buona riuscita di una visita. 

Che altro dire.. Expo ci è piaciuta, anche se alcuni padiglioni hanno deluso le aspettative e la presenza del "cibo" in generale in tutti i padiglioni è stato più trattato nella zona ristorante, che sviluppato nel tema. Certo, rimangono le classiche domande che ci si pone all'uscita: bisognava spendere cosi tanto per tutto questo? Davvero non siamo riusciti a finire tutto in tempo per l'inaugurazione del primo maggio partendo con anni e anni di organizzazione? Cose resterà di quest'esperienza? Cosa si farà di tutta questa mega struttura e area espositiva? Ai posteri l'ardua sentenza! Mi sa che ne parleremo ancora per molto di questo Expo!  

E come scritto sotto la gigantografia del re del Marocco, "che Dio vi abbia in gloria!" ;-) 



Ps: ringrazio la mia compagna di avventura, Laura, per essere venuta con me, avermi aiutato a sopportare Mamma e Zia che si lamentavano della fame e della stanchezza, e aver contribuito alla stesura di quest'articolo! Grazie Best!