mercoledì 27 maggio 2015

C'è bisogno di una pausa! (o di un Coworking)

Sono giornate frenetiche queste per me: la mia avventura da freelance è partita alla grande e, per stare dietro a tutto e a tutti, sto lavorando 10/12 ore al giorno.. Sabato e domeniche comprese! Capitemi, sono felicissima e lo faccio più che volentieri perché "lo faccio per me" ma mi sono ritrovata un giorno a pensare a quanto potrò andare avanti cosi: con pranzi saltati, davanti al pc fino alle 8 tutte le sere, domeniche mattine con gli occhi sullo schermo a pianificare la settimana, serate a guardare la tv con il portatile nel letto per "finire una cosa".. Quanto prima di crollare? Mi sto rispondendo da sola: POCO. 
Allora che fare per sopravvivere a questo inizio a 150 all'ora in cui mi sono ritrovata? La risposta è stata: trova come staccare almeno 1 ora al giorno da tutto. E così ho fatto! Ed è saltato fuori che ormai non esco più la mattina a correre per fare un po' di allenamento ma per non avere il telefono in mano almeno mezz'ora al giorno e rientrata m'impongo di non guardarlo mentre faccio colazione (tanto le notifiche e le mail le ho lette prima di uscire a correre e qualsiasi cosa sia arrivata può aspettare che io beva il caffè prima di essere affrontata). Così alle 9 mi siedo alla scrivania e inizio meglio la giornata. 

Maggio poi, fino alla scorsa settimana, mi aveva dato un aiuto in più: il SOLE. Il sole di Maggio mi ha regalato un altro momento di "stacco": la pausa pranzo sul balcone di casa. Come scattava l'una (manco dovessi timbrare il cartellino) pranzavo velocemente e poi mi sdraiavo al sole sul terrazzo: occhi chiusi, musica in sottofondo, telefono in casa.. E per 40 minuti esistevamo solo io, il sole, il caldo, lo spruzzino con l'acqua e basta!!! Alle 2 ero di nuovo alla scrivania ma con uno spirito nuovo, con un "caldino dentro" che mi accompagnava tutto il pomeriggio. E in questi ultimi giorni in cui il sole non c'è stato mi sono accorta di come, se non esco di casa, anche se m'impongo di staccare per la pausa pranzo non sono capace di liberare la mente ma soprattutto di stare lontana dal telefono o dall'ipad. Sul divano dopo pranzo mi ritrovo a far passare Facebook, Twitter, Goggle+, Linkedin senza fine ed ho capito essere "il male supremo" perché non stacco il cervello, nemmeno un minuto, mi siedo alla scrivania alle 2 pensando "ma mi sono mai alzata da qui?". 
No, non va bene cosi! Cosa fare quindi nei giorni brutti o di pioggia per staccare? Per ora se non piove cerco di uscire a fare due passi, magari con la scusa di portare fuori la spazzatura, oppure vado a fare la spesa (uno vero spasso!). Se piove e la voglia di uscire è sotto le scarpe mi costringo a stendermi sul divano, senza iphone a portata di mano, e a guardare l'ultima puntata della mia serie preferita che mi sono persa, così sono concentrata sul vedere come faranno a risolvere l'ennesimo caso i nostri eroi e basta. Poi posso tornare  a lavorare contenta. 

Ora il mio problema rimane come staccare dopo cena. Fino ad un paio di mesi fa alle 9 ero già a letto, distrutta dalla giornata in ufficio, e crollavo. Ora non più.. ora mi rendo conto che per quanto sia stanca è una stanchezza diversa, più leggera se vogliamo. La vita in ufficio mi stancava ma poi arrivavo a casa e facevo altro: sistemavo, facevo la spesa, commissioni varie e si, mi guardavo in santa pace le "mie cose" (i miei social) tra una cosa e l'altra perché avevo tempo e perché il lavoro mi avrebbe aspettato in ufficio solo la mattina seguente.

Adesso no, il lavoro mi segue tutto il giorno.. anche mentre passo l'aspirapolvere ripeto le cose urgenti da fare: sistemare casa è diventata un'attività da fare per non sklerare prima di rispondere ad una email o a un commento. E così, 5 minuti qua e 5 là, la mia casa non è mai a posto come piace a me ma per lo meno ha una parvenza di ordine che, lo ammetto, certi giorni non mi riesce proprio di creare perché i 5 minuti non li ho davvero e arrivo a sera che passando davanti alla camera mi accorgo che non ho ancora nemmeno rifatto il letto.. e se lo sapesse mia mamma sarei rovinata.
La vita di un social media manager freelance è questa, penso che tutti i miei colleghi siano su questa barca o ci siano stati prima di trovare la soluzione. Io devo dire che mi sto impegnando per trovarla questa soluzione e l'aiuto potrebbe venire dal coworking! Sapete tutti cos'è quindi non lo spiego ma vi dico che questa idea mi sta piacendo perché per quanto sia bello lavorare comoda in casa ci sono giorni in cui ho bisogno di parlare con qualcuno che non sia Macky (si, ho dato un nome al mio imac, ve l'ho detto che sto male!) e che magari mi risponda pure. Capitemi: ho una mamma sempre pronta a rispondermi ma un tantino stanca di subire le mie crisi, delle splendide amiche che so mi ascolterebbero per ore se non avessero dei piccoli nani da curare e a cui dare da mangiare ogni 4 ore, un moroso che.. No, il moroso effettivamente non mi risponde mai al telefono e mi deve subire già la sera quando torna a casa, quindi meglio non considerarlo. ;-)

Ho bisogno di scambiare due parole con qualcuno che sia in fase di sklero come me per un lavoro, che abbia voglia di parlare di scarpe mentre ci beviamo un caffè, che mi racconti un aneddoto: ho bisogno di sentirmi meno SOLA nelle mie 12 ore di lavoro.. E questo probabilmente solo un coworking può farlo.
Oggi sono stata invitata all'openday di un coworking a Brescia, in piena città: La fabbrica dei mestieri. Già l'idea di poter far pausa pranzo facendo due passi sotto i portici di Brescia basterebbe a farmi prendere al volo una scrivania qui. Entrando ho respirato subito un'aria di lavoro misto a collaborazione e sostegno reciproco che è difficile spiegare. Una stanza, tante scrivanie, una zona caffè, una cucina, una sala riunioni.. e gente che entra e porta il suo mondo: si siede, lavora, chiacchiera. Come resistere? 

Ho visto gente che si conosce per nome, che si saluta davvero e che si racconta. Organizzano workshop, sportelli aperti (legale e fiscale) e conversazioni in inglese (che non fanno mai male). Io un pensiero lo sto facendo davvero seriamente, per la mia sanità mentale soprattutto e per riuscire a separare nuovamente lavoro e casa, anche solo per un giorno a settimana! 
Voi che dite, ci proviamo?



La Fabbrica dei Mestieri 
Via Gabriele D'Annunzio, 5 - 25123 Brescia

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martedì 19 maggio 2015

Tu che ti ostini ad usare Twitter collegato alla FanPage di Facebook.. PENTITI!


Ma perché vuoi l'account Twitter 
(o peggio ancora, lo vendi al tuo cliente) se poi non lo gestisci?? 

Ho una personale battaglia: quella contro gli account twitter collegati (indissolubilmente) con le fanpage di Facebook. Una funzione che non ha senso a mio parere.. Vuoi l'account twitter? Allora gestiscilo! Lasciarlo in balia di post che pubblichi su Facebook (e che solitamente iniziano con preamboli lunghissimi) è l'anticristo. Non puoi, punto e basta! E se posso ancora ancora capirlo quando ciò succede perché c'è dietro il più classico dei "nipoti" del "cliente tipo" diventa inaccettabile (e mi fa perdere la testa) quando a farlo è un'agenzia che si spaccia per offrire servizi di Social Media Marketing. Ecco, qui mi si fa il sangue amaro.. 

Lo so che non dovrei, ne va della mia salute (mentale soprattutto) ma mi stupisce ancora come certa gente, certe agenzie di comunicazione, s'improvvisino Social Media Manager e non facciano nemmeno lo sforzo d'impegnarsi, d'investire 10minuti al giorno (come consigliato in un vecchio articolo di Valijolie qui) ma si limitino ad attivare un collegamento e via.. gestiscono l'account Twitter del cliente! 

Si dimenticano che twitter è 140 caratteri, retweet, menzioni, following! 
Che senso ha avere un account che oltre a non pubblicare nel formato standard (e giusto) non interagisce nemmeno con la piattaforma e i suoi utenti? Perché l'hai fatto? Perché ce l'hanno tutti? Perché fa bello far vedere che si hanno account su tutte le piattaforme (non interessa poi se semi morti)? Perché il cliente l'ha voluto a tutti i costi? E come lo riesci a spiegare al cliente il tuo modo di gestirlo? Ti fai pure pagare un extra per questo? Boh, spiegatemelo! Quando visito il sito di un azienda o di un marchio e vedo mille icone social l'impulso è di cliccarle tutte e scoprire come gestiscono ogni canale: a volte ci trovo dietro strategia davvero lungimiranti, altre trovo solo lo stesso contenuto uguale uguale su tutti i network, senza nemmeno sforzarsi di mettere un hashtag dove serve, un grassetto qua e la, un filtro vintage.. se poi m'imbatto in un account Twitter legato a Faceboook basta, quell'azienda ha perso tutto ai miei occhi!


Lo so, sono estremista! ;-)
Partendo dal presupposto che "nessuno nasce imparato" un minimo di sforzo però lo devi almeno fare altrimenti dì di NO! Come fresca freelance mi sono imposta poche regole ma questa è una di quelle: non dire sempre di SI al cliente pur di prenderlo! Se mi chiedono Twitter per un'attività che, per me, su Twitter non avrebbe senso d'esserci (magari perché hanno bisogno di descrizioni lunghe o sono solo visual) io dico semplicemente che non è il canale migliore e gli presento un'alternativa. Hai tante, tantissime foto? Allora apriamo Instagram! Vuoi raccontare ai tuoi clienti e possibili interlocutori tante cose nuove sul tuo lavoro e su quello che ci ruota intorno? Creiamo un blog! Vuoi aumentare la ricerca Local in Google? Dai che ci apriamo un account su Google +! Ma no, io Twitter non te lo apro giusto per farmi pagare di più perché poi dovrei impegnarmi il triplo per ricavarne qualcosa di buono, senza però mai avere i risultati sperati! 

Quindi anche tu agenzia, mettiti una mano sul cuore quando fai questa cosa e scegli di dire NO! 
Non per salvare una categoria, quella dei Social Media Manager, dal continuare a essere vista la degna concorrente del "nipote tuttofare" ma per voi stessi, per sentirvi in pace con il mondo.. 

Su dai provaci, fallo uno sforzo.. 
Scrivilo un benedetto tweet di tuo pugno, dai.. Vedrai che dopo starai meglio! ;-)


mercoledì 13 maggio 2015

Un salto nel vuoto.. ma con i tacchi!


Eccomi qui, mi presento! Federica Mori, Social Media Addict per passione, manager per professione. Ho una armadio pieno di vestiti, scarpe (con il tacco!) e borse, un bagno dove makeup e prodotti per viso&corpo ormai non ci stanno più, faccio Kick Boxing 2 volte la settimana per sfogare lo stress, vado a correre la mattina per iniziare al meglio la giornata e non disdegno un buon bicchiere di vino per chiuderla. Ho una piccola casa di cui prendermi cura, una splendida famiglia che è la mia forza, un compagno che mi sopporta quotidianamente, tanti buoni amici e due splendidi nipotini che adoro. Ho deciso di fare il grande salto e di diventare freelance: vi state chiedendo perchè? Seguitemi..

Dopo la laurea in relazione pubbliche e pubblicità sono entrata in un'agenzia che per 7 anni è stata la mia seconda casa. L'Ufficio stampa "puro", quello fatto di accreditamento, e-mail settimanali e lunghi recall, è stata la mia formazione e mi ha insegnato tanto sul mondo della stampa cartacea e sulle sue logiche. Ma l'entrata in gioco, e l'evoluzione, dei cosi detti “New Media” ha cambiato inevitabilmente tutto, compreso il mio lavoro. Non mi è mai piaciuto "sedermi e fare il mio compitino": sono una persona che si annoia facilmente e ha sempre bisogno di qualcosa di nuovo da fare, da provare. "Sbatterci la testa" lo chiamo io.. Perché di capocciate al muro ne ho date tante, ma sono più le volte in cui la testa mi è servita per affrontare situazioni e imparare cose nuove. I Social Network sono uno di quei casi. 

Quando nel 2006, finita l'università, una mia grande amica mi ha parlato di Facebook non ne sapevo nulla, mai sentito nominare. Mi disse: "Iscriviti, cosi rimaniamo in contatto anche dopo la laurea". E io che lasciavo lei e Milano per tornare in quel di Brescia non potevo che essere contenta di questa possibilità. Si perché ora facciamo fatica a ricordarlo quasi ma nel 2006 gli sms si pagavano, e costavano circa 15centesimi. Non parliamo delle telefonate! La prima volta che lo vidi, dopo essermi iscritta, pensai: "E adesso che ci faccio?". Solo in inglese, 4 amiche in tutto (quelle dell'università). Non capivo come usarlo, per cosa usarlo; e cosi per qualche mese rimase solo il modo con cui ogni tanto sentivo le vecchie amiche. Fino all'autunno del 2007, quando iniziarono ad aumentare le richieste di amicizia che "udite udite" arrivavano da persone che conoscevo davvero, che abitavano nella mia zona. Qui ci lessi la svolta, se Facebook era arrivato a Brescia, poteva andare ovunque e sfondare. E cosi fu! L'introduzione della lingua italiana e una buona comunicazione hanno fatto il resto nell’estate del 2008.. E l'abbiamo visto tutti! 

Fatto sta che, dopo essere partita in quarta con il mio profilo personale, ho iniziato a guardare anche al di fuori di Facebook, agli altri social. Scartato Twitter a priori (perché in 140 caratteri non riesco nemmeno a pensare, figuriamoci a scrivere) sono venuta a conoscenza di Google+ (era il 2011 se non ricordo male e si, lo stavano già dando per morto, chi mastica di smm sa’ a cosa mi riferisco!). Il Plus di Google è il responsabile principale della mia attuale professione di Social Media Manager, perché qui ho scoperto e iniziato a seguire tante persone che usavano i social per aiutare le aziende a farsi conoscere, a creare relazioni con i clienti e a vendere. Da qui è stato un crescendo di mille e mille articoli letti, case history studiate, corsi e seminari frequentati, Social Media Week a Milano ma soprattutto prime pagine aziendali aperte, prove ed errori. Si perché io quelli che “nascono imparati” non li sopporto: si sbaglia, è umano! L'importante è impegnarsi, studiare, imparare ma è solo l'esperienza che ti permette di crescere e di non sbagliare più. 



E cosi negli ultimi 5 anni sono cresciuta, maturata, cambiata.. E i social sono cresciuti, maturati e cambiati con me e oggi sono "la mia vita". Vivo connessa 17 ore al giorno: mi sveglio e controllo le notifiche, faccio colazione e rispondo ai messaggi e ai commenti, mi siedo alla scrivania e rispondo alle mail dei clienti: pianifico, faccio agende editoriali, creo grafiche per i post, li monitoro, controllo insight e campagne ads. E tutto per migliorare o incentivare le prenotazioni di un hotel o di un ristorante, le vendite di un'ecommerce internazionale o di un negozio "di paese", la visibilità di un marchio di prodotti per l'infanzia o di makeup, gli appuntamenti di un centro estetico, ecc.. Tutto questo per far capire ai miei clienti che i Social, se ben usati, sono risorsa inestimabile, capace di connetterti con il tuo target e d'interagire come non mai prima. 

Quando la sera si fa ormai avanti mi dedico alla lettura: leggo quello che è successo durante il giorno, articoli di social media marketing, di blogging, di SEO, di content curation e copy writer, e mi segno consigli da mettere in pratica fin dal giorno dopo.  Aggiorno la mia to do list della settimana (senza Todoist ormai sarei persa) e m'infilo a letto con il telefono in mano scorrendo la mia timeline (e la vita dei miei amici) mentre aggiorno la mia e guardo Grey's Anatomy. 

E con questa routine affronto questa nuova esperienza. L'essere diventata freelance mi permette di gestire il mio tempo, di dedicarmi ai miei clienti al 110% senza i paletti e gli orari di un'agenzia che un po' mi sono sempre stati stretti, senza le regole di qualcun altro ma con il mio modo di fare, con il mio modo di trattare, con il mio modo di affrontare le cose nuove buttandomici dentro fino in fondo. 

Questa sono io, questo è il mio mondo, questo è il mio lavoro. Un lavoro da cui non ci si stacca mai ma che sa darmi grandi soddisfazioni e che continuo a fare sapendo che domani sarà diverso, che dovrò fare qualcosa in più per stare al passo con i cambiamenti perché se è vero che "chi si ferma è perduto" con i social anche solo rallentare un po' può essere la fine!

Lo faccio per quelli che mi sostengono e lo hanno sempre fatto, come la mia famiglia e i miei amici, ma soprattutto per quelli che sono già lì ad aspettare che “cada”: beh, mettetevi comodi su quella riva del fiume, non lo vedrete passare tanto in fretta il mio cadavere! 
;-)


Fede