mercoledì 3 giugno 2020

Influencer Marketing: lo stato dell'arte e cosa è cambiato negli ultimi 2 anni.


Rieccomi qui: due anni dopo aver scritto di Blogger e Influencer per la prima volta, tiro le somme!

Ma andiamo con ordine... se non hai letto gli articoli a cui faccio riferimento li trovi qui → BloggerInfluencer2018

Nel 2018 mi sono trovata nel BOOM della nuove Blogger/Influencer che hanno letteralmente intasato la mia posta con proposte di collaborazione per un'azienda Beauty con cui collaboro dal 2015: 300 richieste di collaborazioni in 2 mesi a fronte delle 400 totali ricevute in tutto l'anno precedente, il 2017.



Da qui ne erano nati due post semi-seri (come mio solito) in cui analizzavo le richieste ricevute e davo alcune dritte su come presentarti agli uffici stampa che come me ogni giorno ricevono decine di queste email.



Cos'è cambiato in 2 anni? Purtroppo poco 😓

Ricevo tutt'oggi, ogni giorno, email imbarazzanti di microinfluencer o nanoinfluencer che l'unica cosa che hanno capito è di non definirsi Blogger se non hanno nemmeno un Blog (un piccolo passo per l'umanità almeno!).

Per il resto le frasi sono sempre standard: "Ciao, sono XX e sono una microinfluencer con XXX follower. Mi piacerebbe collaborare con voi. Se mi mandate qualche prodotto ne parlerò sul mio profilo, sono sicura che ai miei follower piaceranno."



E questa è già una frase "completa"... spesso le email sono più simili a messaggi di Twitter (quando ancora c'erano i 140 caratteri) o agli SMS (quando ancora si pagavano e abbreviati tutto.. che bei tempi!). 

"Ciao, collaboriamo?" rimane sempre un must.
Quella che mi fa battere il cuore.. si, ma per la tachicardia che mi provoca.



Il modo di presentarsi purtroppo non è evoluto in questi anni, questo è il mio dato di fatto.

Altra cosa che non è cambiata? La (non) consapevolezza che l'influencer è un lavoro, e non un gioco. Perchè purtroppo qui ci sta un problema di base: le ragazze vedono Chiara Ferragni e voglio arrivare anche loro ad avere le borse di LV in regalo o i Kit di Lancôme senza "studiare" come la Ferragni ci è arrivata a questo punto. Parte sempre tutto dallo studio, dall'analisi.. non basta avere un bel visino (per non dire altro) per sfondare su Instagram.. e spesso anche se sfondi (in termini numerici) non vuol dire che le aziende ti verranno a cercare per offrirti contratti milionari.



I numeri contano si, ma non sto parlando di quelli che indicano quanti follower ti seguono.. ma di quelli relativi al tuo engagement rate, all'interesse che susciti, al coinvolgimento dei tuoi post, ai commenti (veri, non dei bot) e alla conversione.

Perchè si ragazze mie: le aziende devono convertire! Come dico sempre (e un giorno me lo farò pure tatuare) "con i like non ci mangi".

Quindi delle vanity metrics non ce ne facciamo più niente nessuno. 
100mila fan e 4 interazioni? Cambia lavoro. 

Fare Influencer Marketing per me oggi vuol dire analizzare i dati, costantemente. 
Vuol dire fare selezione, in modo spesso un po' brutale ma sempre sulla base degli analitics. 



È questo che manca alla nuova generazione di Influencer, che siano nano/micro o come si vogliano chiamare: non sanno dare i dati, non sanno ottimizzare le loro comunicazioni in modo da averli, non gli interessa forse fornirli perchè sanno che i loro profili sono frutto di anni di bot (che nostalgia), di gruppi di scambio (qui potremmo aprire una parentesi ma in realtà preferisco chiuderla) e di "botte di c**o" ovvero di aziende che nel boom dell'esplosione del fenomeno hanno mandato prodotti a chiunque nella speranza di un ritorno di visibilità.



Le aziende oggi non sono quelle di 3 anni fa, non si mandano prodotti indistintamente a tutti, non si fanno campagne di massa, non si buttano soldi. Si fa selezione, si scelgono gli ambassador, si mandano solo prodotti per quell'influencer e per la sua community. E dopo la crisi che abbiamo vissuto e che ci porteremo avanti per anni, sarà sempre peggio. Tutte le collaborazioni che non dimostreranno di essere remunerative per l'azienda verranno tagliate, ve lo posso assicurare.



Strategia vuol dire pianificare, investire, misurare.

Ecco i miei consigli per un'aspirante influencer. 
Cosa fare? Innanzitutto, non puntare a diventare Chiara Ferragni, non ce la farai. 

  • Datti un obiettivo raggiungibile!
  • Pensa al tuo target: non si può piacere a tutti e non puoi buttarti nella massa, scegli piuttosto una nicchia oppure uno stile di comunicazione nuovo, solo tuo, che diventi il tuo marchio di fabbrica.
  • Trova come coinvolgere le persone: parla con loro, aiutale e fatti vedere vera.
  • Investi. Non lasciare nulla al caso. Vuoi fare tutorial: luci e microfono subito. Vuoi puntare alla fotografia: macchina fotografica, set e un stile riconoscibile, che sia per i colori o per il modo di posizionare gli oggetti nella scena o la scena di base stessa sempre uguale, fai qualcosa che sia solo tuo.

Se non hai una strategia, pensa ad un'altra strada.
Di Chiara Ferragni ce ne è una sola e ha poco più di 30 anni e nessuna intenzione di scendere dalla cresta dell'onda. Come farà? Grazie alla strategia e grazie ad un'attenta analisi del panorama italiano/mondiale. E ad un po' di sensibilità.


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